2 Gennaio 2022

La scatenata libertà dell’immaginazione e della lettura

Una storia così
di Silvio D’Arzo e di Matteo Razzini
Con le illustrazioni di Giuseppe Vitale

«Mi dispiace sul serio, credetemi. Ma che cosa volete farci, ragazzi?
Il fatto è che tutto quello che avete sentito dire in proposito non sono altro che stupide storie da un soldo, e le cose si svolsero esattissimamente così. Potete giurarci sopra tranquilli.
Io lo so, perché c’ero».

Silvio D’Arzo

«Ora, se c’è una cosa per la quale il popolo dei personaggi dei libri, da che mondo è mondo, non è mai sceso a compromessi è quella del rispetto della regola. “Quando senti l’odore dell’Uomo, nasconditi. Già, perché gli uomini, com’è noto, emettono un odore facilmente riconoscibile (…) un puzzo acre e pungente simile all’odore del disincanto. Gli uomini che non credono puzzano, e quindi son pericolosi!
Vai a pensare a quello che potrebbero fare gli uomini, se scoprissero che i personaggi dei libri vivono esattamente come tutti gli altri. Probabilmente ne avrebbero paura e la paura, come è stato ampiamente dimostrato, può complicare anche le cose più semplici».
Matteo Razzini

Fine anni ’40. Nel Premiato Collegio Minerva il direttore Tobia Corcoran, un autoritario e ottuso dittatore “didattico”, impone agli studenti la lettura esclusiva dei tre libri di testo da lui firmati – il trattato di geometria e aritmetica, di grammatica e di analisi logica – bandendo qualsiasi altro titolo e genere. Teddy Ted, un maestro supplente, sovverte il sistema consegnando ad ogni alunno un libro di narrativa: “Ecco qua. Per un mese non farete altro che leggere questi. Lo prescrive il nuovo programma. Ogni sera, però, attenzione a riportarmeli indietro, e badate, non ad altri che a me. E adesso, buon appetito”.

E, così, tutti i nomi della letteratura per ragazzi – canonica e non – ogni sera balzano fuori dalle pagine dei libri: Tarzan, Alice con il Bianconiglio, Pinocchio, il Piccolo Lord, i Tre Porcellini, la Bella Addormentata nel Bosco, Sherlock Holmes, Mowgli, Davide Copperfield, Topolino, i Nani di Gulliver, John Silver, Jimmy Hawckins, il dottor Jekyll insieme con Mister Hyde, Robinson Crusoe…
La minaccia di un rogo censorio, è, però, incombente…

Ma che storia è questa?
È “Una storia così”, il racconto per ragazzi rimasto incompiuto di Silvio D’Arzo, alias Ezio Comparoni, che, grazie ad un’intuizione di Andrea Casoli della Casa Editrice Corsiero, è andato alle stampe recando anche la firma di colui che ha avuto “lo scatenato ardire immaginativo” di portarlo a termine.

Scrittore, attore, studioso dell’arte del Clown, educatore teatrale per adulti, per persone fragili e nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado su tutto il territorio nazionale, ed impegnato nella promozione della lettura, Matteo Razzini ha, infatti, affiancato la sua sfrontata immaginazione a quella “spericolata” – nell’accostare letture “ortodosse e non”, ossia la letteratura per ragazzi ai fumetti – di Ezio Comparoni.

Un’ardita e vincente operazione interamente nata a Reggio Emilia: l’editore, gli autori e l’illustratore, Giuseppe Vitale, che figurativamente, attraverso un gioco di bianco e nero e di colori, esempla le parole e traduce il loro messaggio.

«”Il signor Nino ospita dentro di sé, due soggetti diversi: un somaro patentato e un ritardato cronico!””Era solito dire di lui Tobia Corcoran di fronte agli altri. Il motivo di questo disprezzo arrivava da una sua peculiarità: il ragazzo era pieno zeppo di idee e pensieri. E questo bastava e avanzava giacché il signor Corcoran, quanto a idee, non concepiva d’averne più di una che fosse una soltanto. In più questo ragazzo, quello che pensava diceva».

“Una storia così” è un testo tuttora attuale, un manifesto sulla libertà della lettura e sulla libertà che da essa può generarsi.
Dalla vena autobiografica, è un libro che si nutre dei libri, quelli letti da D’Arzo rappresentanti un rifugio dalla propria problematica esistenza. Soltanto in questa dimensione letteraria, in cui ricrea liberamente i personaggi, egli, infatti, si avverte libero e leggero, e suggerisce ai lettori tutti – giovani e adulti – di disporre, altrettanto liberamente, delle pagine che stanno leggendo.
E questo desiderio di leggerezza, eccezionalmente dominante in queste righe, si discosta dalla seriosità di tutti gli altri suoi titoli, specchio della complessità esistenziale e caratteriale, nonostante il suo essere anche uomo ironico e di spirito.

Dal dualismo immaginazione e realtà, letteratura e quotidianità, espresso con maestria dagli epigoni darziani, emerge importante il riconoscimento del valore della diversità, della sua straordinaria possibilità nell’essere e nell’accadere.

Anima poetica, inquieta, istrionica e circense, Matteo Razzini è un eterno sognatore, come il suo collega del resto, tuffatisi entrambi tra le righe di questa storia così, dal trampolino di una dirompente e salvifica immaginazione.

“Nel teatro si dice che ci sia un unico modo per sbagliare: non fare. E così ho fatto”…

Leggi l’intervista a Matteo Razzini

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