1 Aprile 2021

Scacco al Re

Il nudo
di Gianluca Gabbi

«È solo per ripassare e mantenere indelebile nel tempo la mia storia
che mi accingo a scrivere le mie memorie
 o perlomeno,
quello che sono riuscito a ricostruire dagli eventi a cui assistetti all’epoca»

Castello di Rossena – Canossa – Reggio nell’Emilia © FAI

«Chi era costui che batteva incessantemente colpi sopra il mio capo, facendomi tremare e sobbalzare?
Ora ero sveglio e ben vigile! Gli chiesi, anzi, gli ordinai di cessare l’attività e lasciarmi solo. Avevo bisogno di concentrazione, dovevo capire, necessitavo di silenzio.
Mi stropicciai gli occhi cercando di riprendere conoscenza.
Non ero ancora in condizione di capire cosa mi fosse accaduto, ma colui che mi stava di fronte sembrava guardarmi amorevolmente.
Il salone in cui mi trovavo non mi era del tutto nuovo, mi sembrava d’esserci passato mille volte ma i ricordi erano fumosi, svanivano in un déjà vu, come se riguardassero una vita precedente. Chi era costui quindi? Chi ero io?
Dove mi trovavo? Quel vile omuncolo dal baffo curato continuava a non rispondere ai miei quesiti, faceva finta di nulla e mi guardava negli occhi continuando a martellare. […]
Avvertivo nitidamente il chiodo che mi sorreggeva, era un chiodo piuttosto robusto e a giudicare dalla circonferenza del mio ventre lo era a giusta ragione. Anche la cornice che avevo tutt’attorno sembrava essere massiccia, molto raffinata, doveva essere sicuramente di legno pregiato, gli intarsi erano ben definiti e formavano un disegno di mio gradimento, dovevo proprio essere un quadro di grande valore… un quadro?
Gesù, Giuseppe e Maria ero un quadro!
Quale diabolico maleficio mi aveva colto?»

Tenta di squarciare la tela, Re Carlo, di muoversi, di urlare, di parlare agli astanti che si avvicendano dinanzi a lui – un realistico capolavoro pittorico – indugiando in commenti, confidenze, in confessioni rivelatrici, in comportamenti sconcertanti. Ci sono Sittah, il suo complice nelle nefandezze commesse durante il regno, Goth, il negromante, Demì, il medico della famiglia reale, Kwa, il suo schiavo, Monello, l’artista sacropante, Anastasia, la moglie volitiva, Re Arnaldo, l’impavido fratello.

Povero “ex Sovrano”, così timorato di Dio, così giusto e magnanimo, ora, è incredulo non solo nel trovarsi appeso ad una parete della sala del trono, ma anche nello scoprirsi essere stato un uomo riprovevole, vizioso, crudele, con un nuovo orientamento di genere, ignavo, codardo, il tiranno di un regno opprimente e meschino.
Turlupinato, vittima di complotti e inganni (chi la fa l’aspetti!), circondato da cospiratori e doppiogiochisti, viene vituperato e sbeffeggiato: «La grandezza delle mie gesta rimarrà per sempre nella storia. Io Re Carlo, sono un martire».

Ed è anche in procinto di essere ulteriormente esposto al pubblico ludibrio. Come, infatti, il sovrano protagonista della celebre fiaba di Hans Christian Andersen, anche il Re Carlo creato dalla penna di Gianluca Gabbi, arriverà a mostrare le proprie putenda, nel climax delirante e liberatorio di un baccanale
«Una festa così sarebbe stata eccessiva perfino a Sodoma», si indigna il Reale.

Classe 1984, nato a Montecchio, in provincia di Reggio Emilia, Gianluca Gabbi con il romanzo Il nudo (Nulla die Editore) ambienta nel 1400 a Rossena, piccolo borgo che disegna il dolce e aspro skyline dell’Appennino emiliano e luogo dalla bellezza degna di assurgere a capitale dell’Imperium Omnium, un capitolo di storia attinto dalla fantasia. Vera è la cornice della narrazione, il magico Castello di Rossena in cui si aggira il fantasma di Everelina e dal quale si staglia la vista del «ruvido titano che chiede rispetto», il Monte Cusna, mentre il contesto geopolitico in cui si svolgono gli accadimenti assecondano l’ideale di mondo dell’autore: la cancellazione degli innumerevoli frazionamenti della penisola italiana in nome di una causa comune ed una società giusta e saggia fondata sui principi di uguaglianza, di istruzione, di cultura, di dinamismo.

Romanzo storico originale e ironico, dalla prosa scorrevole, talvolta cruda, che tipizza personaggi grotteschi e caricati, espressivi della mentalità retriva dell’epoca, Il nudo ben si presta ad essere contestualizzato nella società contemporanea in una sua possibile operazione di svestizione.

…Intanto, nella roccaforte matildica si spalanca uno sguardo fiducioso rivolto al futuro, ad un nuovo Impero, che Gianluca Gabbi vuole ispirato agli ideali di tolleranza e intelligenza di Alessandro Magno, e si leva il monito del nuovo Re: «Un brindisi a Monello, autore di un capolavoro universale che adornerà questo castello per i secoli avvenire e ricorderà alle generazioni future come non governare!».

Recensioni