Tra le pagine… la felicità_Dicembre
«Ti do un consiglio,
non cercare mai di dire di cosa parli un grande libro.
O, se lo fai, dai l’unica risposta possibile:
di niente.
Un grande libro parla sempre e soltanto di niente, ma dentro c’è tutto». […]
«Ti do un consiglio,
non cercare mai di dire di cosa parli un grande libro.
O, se lo fai, dai l’unica risposta possibile:
di niente.
Un grande libro parla sempre e soltanto di niente, ma dentro c’è tutto». […]
«Oggi la scuola insegna ai ragazzi a prendere consapevolezza dei propri sentimenti, ed educa alle emozioni?»
«No! Oggi la scuola non lo fa. Al massimo istruisce, quando ci riesce» […]
«In fondo, se la morte non esistesse
la vita perderebbe il suo carattere comico»
Romain Gary
«La guerra toglie a chiunque ne sia coinvolto due diritti fondamentali: il diritto di vivere e il diritto di non uccidere», scrive Vasilij Grossman.
Sono spesso gli scrittori, le scrittrici. Sono la letteratura, la narrativa, la saggistica. Spesso sono le parole incastrate, palesate o nascoste, berciate o sussurrate o alluse tra le righe di centinaia di pagine. Riflessioni. Risposte. Pensieri. Senza velleità risolutorie, ma inevitabilmente obbligano a fermarsi, a pensare, a tirare il fiato che è venuto meno. […]
Una tavola imbandita. Un gruppo di amici accomunati dalla passione per l’arte, la storia, la cultura, la politica.
E poi una sera, un’idea: un libro sulle artiste nella storia di Reggio Emilia.
Sono gli anni Novanta e sono tanti coloro che si radunano a quella tavola ondivaga che ospita di casa in casa nomi come Sergio Masini, Ugo Bellocchi, Rossana Maseroli Bertolotti, Renzo Barazzoni, Nadia Rosati, Alfredo Gianolio, Arnaldo Bartoli, Ulisse Giglioli, Athos Porta, Alessandro Carri. […]
«Nel bel mezzo dell’odio
ho scoperto che vi era in me
un invincibile amore.
Nel bel mezzo delle lacrime
ho scoperto che vi era in me
un invincibile sorriso.
Nel bel mezzo del caos
ho scoperto che vi era in me
un’ invincibile tranquillità.
Ho compreso, infine,
che nel bel mezzo dell’inverno,
ho scoperto che vi era in me
un’invincibile estate. (…)»
«Le volevo bene, questo sì, ma c’erano altre cose che, più di lei, mi riempivano il cervello e mi smuovevano i sentimenti. Gliele elencai: la lettura, la scrittura e la morte.
“Ho un desiderio di vita, no’, così violento che la vita la sento continuamente in pericolo e la voglio trattenere in tutti i modi per non farla scivolare via e finire; è una smania che m’è entrata qua nel petto, credo, quando è morta la bambina che giocava al balcone al secondo piano del palazzo celeste di fronte al nostro”. […]
“Nel teatro si dice che ci sia un unico modo per sbagliare: non fare.
E così ho fatto.”
Anima poetica, inquieta, istrionica e circense, Matteo Razzini è un eterno sognatore, come il suo collega del resto, tuffatisi entrambi tra le righe di questa storia così dal trampolino di una dirompente e salvifica immaginazione. […]
«Mi dispiace sul serio, credetemi. Ma che cosa volete farci, ragazzi?
Il fatto è che tutto quello che avete sentito dire in proposito non sono altro che stupide storie da un soldo, e le cose si svolsero esattissimamente così. Potete giurarci sopra tranquilli.
Io lo so, perché c’ero» […]