16 Maggio 2015

Effetto Terra. È Fotografia Europea 2015

X Edizione del Festival fotografico
Reggio Emilia

Il suo approccio, come le precedenti nove edizioni, è libero, individuale e iconoclasta, espressione dei molteplici idiomi tutti convergenti in quell’Effetto Terra che nel suo decimo compleanno lo titola. Fotografia Europea, il festival promosso e organizzato dal Comune di Reggio Emilia e il cui week end inaugurale è in corso con un ricco calendario di eventi – il taglio del nastro ieri, venerdì 15 maggio, ai Chiostri di San Pietro –, propone una reinterpretazione delle tematiche di Expo 2015 “Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita” attraverso un’articolata e suggestiva riflessione sulla dialettica tra uomo e natura, inevitabilmente riverberata sul presente, complesso, stratificato e teso al raggiungimento di un futuro sostenibile e attento ai cambiamenti in atto.
Con sperimentali e intimistiche personali e caleidoscopiche esposizioni collettive, fotografi e curatori esplorano ambiti d’indagine legati alla rappresentazione del Pianeta, alla salvaguardia dell’ambiente, alle ricchezze del territorio, al progresso scientifico, ai nuovi equilibri che si instaurano tra le regioni della Terra e l’intervento umano, sino al dinamico rapporto tra uomo, natura e tecnologia.
Trasversale e soggetto a impreviste e imprevedibili mutazioni reinventando e investigando il mondo, rinarrando l’uomo, anche mediante le sue più controverse invenzioni – approdo talvolta a distopici risultati -, ricostruendo il passato e rivelando il futuro, il percorso di Fotografia Europea si muove liberamente sull’asse del tempo e dello spazio.
A conferma del simbiotico rapporto con il tessuto urbano, il Circuito Off, la sezione indipendente del Festival, che nasce dalla spontanea iniziativa delle persone, si è significativamente ampliato presenziando in negozi, alberghi, ristoranti, scuole, circoli, teatri, case private e interi quartieri, mentre le mostre istituzionali, che rimarranno aperte sino al 26 luglio 2015, vedono il coinvolgimento, accanto agli “storici” spazi, anche di inediti luoghi, come il rinascimentale Palazzo da Mosto messo eccezionalmente a disposizione dalla Fondazione Manodori.

Palazzo da Mosto
via Giovanni Battista Mari, 7

Spesso dominate dall’euforia della tecnica, le immagini della grande mostra collettiva “No Man Nature” proponendo due ipotetici scenari antitetici ma egualmente apocalittici – “Come si configura la natura senza l’uomo?” e “Quale potrebbe essere un mondo in cui l’uomo rinuncia alla natura? – inducono il pubblico a interrogarsi su temi connessi all’Effetto fil rouge della manifestazione. Curata da Elio Grazioli e Walter Guadagnini con Diane Dufour, l’esposizione raccoglie le opere di quattordici artisti: Darren Almond, Enrico Bedolo, Ricardo Cases, Pierluigi Fresia, Stephen Gill, Mishka Henner, Ange Leccia e Dominique Gonzalez-Foerster, Amedeo Martegani , Richard Mosse, Thomas Ruff, Batia Suter, Carlo Valsecchi, Helmut Völter.

Richard Mosse_Grand Voyager Sunni Triangle_© Richard Mosse

Richard Mosse_Grand Voyager Sunni Triangle_© Richard Mosse

Night+Fog (Monchegorsk) 4, 2007 © Darren Almond Courtesy Galleria Alfonso Artiaco

Night+Fog (Monchegorsk) 4, 2007 © Darren Almond Courtesy Galleria Alfonso Artiaco

Stephen Gill, Untitled from the series "Hackney Flowers", 2005/2007. Courtesy of Christophe Guye Galerie

Stephen Gill, Untitled from the series “Hackney Flowers”, 2005/2007. Courtesy of Christophe Guye Galerie

 

Chiostri di San Pietro
via Emilia San Pietro, 44/c

Una sorta di ideale continuazione di Luigi Ghirri e di Erik Kessels sono le 198 fotografie a colori, raccolte nell’arco di trent’anni, che compongono il mosaico di “Ersatz Lights. Case study #1 east west”, la mostra di Olivo Barbieri con il coordinamento scientifico di Laura Gasparini. Spaziando tra megalopoli d’Oriente, periferie europee e paesaggi urbani e rurali italiani, surrogati artificiali della luce solare, ossia quanto è stato inventato per sostituire l’illuminazione naturale, divengono qui elemento chiave delle immagini permettendo di scoprire aspetti inediti del reale.

Al rapporto fra uomo e universo – stimolo di confronto e serbatoio di cosmogonie sin dall’antichità – si ispira “Le cose che si vedono in cielo”, mostra a cura di Ilaria Campioli. Nell’esposizione, basata su una selezione di recenti pubblicazioni editoriali, gli artisti si confrontano con gli archetipi delle immagini del cosmo reinventandole, scardinandole e inducendo a riflettere sulla profonda influenza esercitata dalla memoria visiva, accumulata negli anni, sulla visione della natura.

Prevista anche quest’anno la sezione del Festival in partnership con i principali protagonisti della fotografia contemporanea internazionale. Curata da Laura Serani, la collettiva “A NOOR journal on the changing planet, 2009 – 2015” dei fotografi dell’omonima agenzia olandese – Nina Berman, Pep Bonet, Andrea Bruce, Alixandra Fazzina, Stanley Greene, Yuri Kozyrev, Kadir van Lohuizen, Jon Lowenstein, Francesco Zizola – trae origine da un progetto dedicato al cambiamento climatico, sintesi delle due fasi di un lavoro intrapreso nel 2009, Consequences e Solutions. Arricchita da lavori recenti e produzioni inedite, l’esposizione propone una visione globale delle gravi problematiche presenti in diverse regioni del Pianeta e delle pratiche di risoluzione messe in opera.

“La terra e le storie, La terra e l’uomo, La terra e il cibo e La terra e la terra” sono le quattro sezioni di “Speciale diciottoventicinque”, tradizionale appuntamento di Fotografia Europea rivolto ai ragazzi tra 18 e 25 anni. Oltre ottanta quest’anno che, grazie al coordinamento dei tutor/fotografi professionisti Alessandro Bartoli, Fabio Boni, Fabrizio Cicconi e Laura Sassi, creano itinerari d’indagine che non risultano irrelati bensì sempre interconnessi.

Quasi ideale chiusura di quel cerchio aperto dalle “ersatz lights” è “Blank” di Luca Gilli, una raccolta di immagini in cui la luce non “è” in opposizione al buio ma, abbacinante, si diffonde quasi in eccesso, venendo a sconvolgere (reinventando) la percezione di forme, materiali e volumi degli oggetti rappresentati.

Olivo Barbieri, Canton, China 1998 ©Olivo Barbieri

Olivo Barbieri, Canton, China 1998 ©Olivo Barbieri

Hiroshi Watanabe, The Day the Dam Collapses, Daylight Books, 2014

Hiroshi Watanabe, The Day the Dam Collapses, Daylight Books, 2014

Mostra “A NOOR journal on the changing planet, 2009 – 2015”, ©Yuri Kozyrev / NOOR From the series: Yamal Peninsula Caption

Mostra “A NOOR journal on the changing planet, 2009 – 2015”, ©Yuri Kozyrev / NOOR From the series: Yamal Peninsula Caption

Speciale diciottoventicinque

Speciale diciottoventicinque

 

Chiostri di San Domenico
via Dante Alighieri, 11

Con “Asynchronous”, mostra a cura di Daniele De Luigi, lo svizzero Jules Spinatsch combinando suoi scatti, video e materiale esistente (prodotto a scopi educativi e promozionali), compone una riflessione per immagini sulla tecnologia nucleare, tuttora simbolo dei fragili equilibri del Pianeta, dalla Guerra Fredda ad oggi.

Attorno a materiale di repertorio, soprattutto gruppi di fotografie e documenti rinvenuti tra il 2009 e il 2010, è costruito anche “Found Photos in Detroit, il progetto di Arianna Arcara e Luca Santese che riferisce della decadenza e dell’abbandono della metropoli americana non limitandosi ad una fotografia del presente ma ricostruendone il percorso e le dinamiche.

Un omaggio alla vita di Sergio Romagnoli, il professore di scienze naturali e geografia, naturalista e appassionato di fotografia ucciso nel 1994 nell’isola africana di Sao Tomè in circostanze ancora misteriose, è “A Drop in the Ocean”, con cui i curatori, Alessandro Calabrese e Milo Montelli, restituiscono alla memoria il lavoro del giovane fotografo tra gli anni Settanta e Ottanta.

Lo spazio e in particolare la soglia quale luogo di passaggio e metamorfosi è il punto di partenza di “St()ma”, un progetto multimediale che racconta il cambiamento e la mutazione attraverso l’intreccio della musica composta da Cristiano Calcagnile e le immagini realizzate da Bruno Pulici.

Tra i numerosi appuntamenti del Festival che vedono protagoniste del linguaggio fotografico le nuove tecnologie si impone “Cluster | New Jersey Counties” di Daniele Lisi: uno “studio alternativo” in cui le geometrie dei Meadowlands – area del New Jersey bonificata da ormai un secolo e trasformata in zona residenziale – caratterizzano immagini satellitari prelevate da Internet per poi trasformarsi in “Spazio Vissuto” nel secondo capitolo del lavoro, dove gli stessi luoghi sono ritratti nelle ore notturne.

Arianna Arcara & Luca Santese, Untitled, Found Photos in Detroit USA, Detroit, 1970 - 1990 © Arianna Arcara & Luca Santese Collection

Arianna Arcara & Luca Santese, Untitled, Found Photos in Detroit USA, Detroit, 1970 – 1990 © Arianna Arcara & Luca Santese Collection

#0207-2 © Daniele Lisi cluster_project

#0207-2 © Daniele Lisi cluster_project

Palazzo dei Musei
via Spallanzani, 1

Inscritta nella tradizione della “fotografia fatta da un animale” è la nuova edizione di “Gastropoda”, la prima delle due mostre, frutto di un lavoro svolto nei mesi scorsi a Palazzo San Francesco, con le quali l’artista catalano Joan Fontcuberta è qui presente.
Un progetto sul ciclo vitale delle immagini, sulla trasformazione e sul decadimento nato dalla bizzarra osservazione della sorte degli inviti recapitati nella cassetta postale di Fontcuberta, destinati ad essere distrutti dalla voracità delle lumache durante la sua assenza.

Suggerimento di un percorso alternativo nelle collezioni naturalistiche dei Musei rappresenta, invece, “Fauna Secreta. Carta bianca nella collezione di Lazzaro Spallanzani” basata sulle suggestioni di alcune presunte scoperte di Fontcuberta tra gli archivi museali. Le meraviglie della natura si alternano, così, a speculazioni artistiche nel continuo rimando tra realtà e finzione connotante la sua poetica.

Inaugura sabato 16 maggio alle ore 24 “NOI – Storie di comunità, idee, prodotti e terre reggiane”, la mostra, a cura di Luca Molinari, esplicitamente declinata nel tema di Expo Milano 2015 e che rimarrà aperta per dodici mesi. Un racconto corale sulla cultura del territorio reggiano capace di produrre qualità e innovazione grazie al suo essere sistema di persone, idee, natura e patrimonio di storie e saperi distillati nei secoli.

Gastropoda, video still. 2013 © Joan Fontcuberta

Gastropoda, video still. 2013 © Joan Fontcuberta

Mostra “NOI - Storie di comunità, idee, prodotti e terre reggiane”, Pascolo in quota

Mostra “NOI – Storie di comunità, idee, prodotti e terre reggiane”, Pascolo in quota

Galleria Parmeggiani
corso Cairoli, 2

La “reinvenzione” del mondo passa anche attraverso le ricerche di Charles Darwin che, dopo aver circumnavigato il globo sul veliero Beagle, scrisse L’origine della specie. Un omaggio al grande scienziato, e a suo nonno Erasmus Darwin, è rivolto dal giovane fotografo ungherese Ákos Czigány che con “In viaggio con Darwin”, a cura di Gigliola Foschi, riproduce in griglie le pagine, lasciate in bianco, delle prime edizioni dei libri scritti dai Darwin recuperati su Internet.

Un luogo prossimo nel tempo e nello spazio nella ricorrenza del suo cinquantesimo compleanno si rende partner e protagonista della produzione fotografica di Alessandra Calò. “Fotoscopia”, curata da Irene Russo, è un’indagine fotografica sull’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia che, per l’occasione, da teatro di visite ed esami si trasforma in oggetto stesso destinato ad essere visitato ed esaminato dal pubblico del Festival.

Gli “Sguardi sul Santa Maria Nuova”, inoltre, sono, qui, quelli personali dei dipendenti del nosocomio invitati a dare vita ad un filo narrativo per immagini in cui si intrecciano attimi, persone, emozioni, oggetti, colori e architetture.

Alessandra Calò, Fotoscopia, Reggio Emilia, 2015 © Alessandra Calò

Alessandra Calò, Fotoscopia, Reggio Emilia, 2015 © Alessandra Calò

Spazio Gerra
piazza XXV aprile, 2

In continuità con le precedenti quattro edizioni dedicate al dialogo tra fotografia e musica “E lo chiamano jazz” narra attraverso le immagini di uno dei principali testimoni dell’epoca, Riccardo Schwamenthal, la storia del jazz in Italia dalla fine degli anni Cinquanta alla fine degli anni Sessanta, epoca in cui spopolavano i big internazionali nei club di Milano e fioriva una generazione di straordinari musicisti italiani.

John Coltrane, Milano 1963 © Riccardo Schwamenthal / CTSimages - Phocus

John Coltrane, Milano 1963 © Riccardo Schwamenthal / CTSimages – Phocus

Sinagoga
via dell’Aquila, 3/a

Un progetto toccante, dedicato al padre, appassionato restauratore di Fiat 500 Topolino e colpito pochi anni fa da un ictus, è “Unfinished Father” di Erik Kessels. Trasportata negli spazi della Sinagoga accompagnata dalle fotografie che documentano le fasi del restauro, quell’automobile incompiuta diviene l’oggetto dell’esposizione, nonché il simbolo di un uomo che, come la macchina, rimarrà non finito. Amara contrapposizione agli happy end dei film, Unfinished Father è anche esemplificativa dell’interazione che si può instaurare tra artista e pubblico invitato a partecipare all’opera con le proprie testimonianze di Fiat Topolino ritrovate negli album di famiglia.

Unfinished Father © Erik Kessels

Unfinished Father © Erik Kessels

Museo dei Cappuccini
via Ferrari Bonini, 6

In “Herculaneum”, a cura di Massimo Mussini, Marcello Grassi conduce i visitatori alla scoperta della città romana sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Immagini di un mito rinnovato, ma anche monito di un futuro potenzialmente minaccioso e invito alla riflessione sull’umiltà e la precarietà dell’uomo al cospetto della storia e della natura.

Biblioteca Panizzi
via Farini, 3

Un altro rapporto consolidato è quello tra Fotografia Europea e la Biblioteca Panizzi che nel 2015 si rinnova anche attraverso “Natura e paesaggio nelle collezioni della Fototeca della Biblioteca Panizzi”, un breve excursus, curato da Laura Gasparini, tra le collezioni pubbliche dall’Ottocento agli anni Ottanta del Novecento conservati nella biblioteca.

Felice Beato, Giappone: usi e costumi, ca. 1861

Felice Beato, Giappone: usi e costumi, ca. 1861

 

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